Non hanno tutti ragione

Quando qualcuno ha già scritto quello che volevi scrivere te, come e molto probabilmente meglio di come lo avresti scritto te, beh allora puoi solo ribloggare.

Regular Coffee

Alberto_SordiSu “la Repubblica” del 17 gennaio, Michele Serra ha commentato il caso Charlie Hebdo e l’uscita di papa Francesco, secondo cui la libertà di parola deve avere dei limiti e, se questi limiti vengono superati, è giusto attendersi delle reazioni, anche violente. Serra esordisce scrivendo che “è sbagliato pretendere che un Papa sia favorevole alla satira sulle religioni. È sbagliato pretendere che un giornale di satira rinunci a fare satira sull’Islam”. E aggiunge: “Hanno tutti ragione”.

Il papa aveva detto: “Se il dottor Gasbarri, che è un amico, dice una parolaccia contro la mia mamma, lo aspetta un pugno! Ma è normale! Non si può provocare. Non si può insultare la fede degli altri. Non si può prendere in giro la fede”. Al contrario, i disegnatori assassinati nella redazione di Charlie Hebdo pensavano che si può insultare la fede degli altri, si può provocare e non è giusto che qualcuno si…

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Chiedere ai musulmani di dissociarsi è da poverelli

R. Dutreix

Negli ultimi giorni si è scritto e letto di tutto (ma proprio di tutto), cose-spiegate-bene sul perché siamo tutti Charlie Hebdo e altre a mio avviso più sensate e complete sul perché no, non siamo tutti Charlie (si legga su tutti il neocon David Brooks che sul New York Times firma un editoriale che magari leggere cose così su Corsera o Rep: un gigante). Poi hanno scritto quelli che “in realtà è stata una messinscena” (con tanto di attori professionisti – e qui non linko niente ché regalare click ai loro siti non si fa), che “hanno ucciso i terroristi perché così non sapremo mai la Verità”, insomma un film con effetti speciali da Oscar, dodici morti ammazzati che oh, sembravano morti davvero. Immancabili ovviamente anche quelli che “sull’Islam aveva ragione Oriana Fallaci”, che di solito della Fallaci non hanno letto niente, o se l’hanno letta non han ritenuto che stesse delirando (un po’ quello che fa Dario Fo da qualche anno, tra l’altro). E dire che Terzani aveva provato a farla ragionare, il livore però le aveva già definitivamente annebbiato la mente (ciao Oriana, insegna agli angeli ad odiare i musulmani. Noi, intanto, continueremo a difendere il diritto delle persone a tirar fuori ‘La rabbia e l’orgoglio’ mentula canis).

Tuttavia esiste un dibattito che mi ha specificatamente appassionato nelle ultime ore, e qui vengo al titolo: davvero i musulmani si devono dissociare da quanto successo a Parigi? È una domanda a cui si è cercato di rispondere tutte le volte che qualche pazzo ha concluso che usare la violenza in nome di Allah fosse una buona idea.
Alcuni di voi probabilmente in questi giorni avranno letto la lettera che Karim Metref ha scritto in risposta a questo articolo di Igiaba Scego, entrambi usciti su Internazionale. Matref, blogger residente a Torino, scrive che non c’entra niente con quella gente, che non chiede scusa a nessuno e non si dissocia da niente (la lettera è interessante e, passaggi sulla Nato-brutta-e-cattiva a parte, condivisibile). Ci sono poi anche tanti commentatori che si chiedono – e si sono chiesti, spesso dandosi risposte inesatte e pretestuose – se i ‘musulmani moderati’ (qualunque cosa ‘musulmani moderati’ voglia dire – probabilmente nulla, visto che tale espressione implica l’idea che l’Islam, tutto l’Islam, di per sé moderato non lo sia) sparsi per il mondo, soprattutto quelli nei paesi occidentali, condannassero le violenze dei terroristi e se, nel caso già si dissociassero da queste, beh allora perché non lo stessero facendo in maniera ancora più netta. (Ma davvero la comunità islamica rimane silenziosa su terrorismo e violenza?)

In ogni caso qui non ci interessa dare un premio a chi si dissocia o s’indigna di più. Qui si vuole sostenere che chiedere ai musulmani di condannare il terrorismo è da bigotti (Max Fisher definisce quest’atteggiamento anche islamofobico – si legga tuttavia Giovanni Fontana che sull’utilizzo della parola ‘islamofobia’ dice qui tutto quello che c’è da dire) e sbagliato. In altre parole, chiedere ai musulmani di puntare pubblicamente il dito contro ogni singolo atto criminale compiuto nel nome della loro religione significa implicitamente affermare che la responsabilità di un crimine compiuto da un musulmano ricade su tutti i musulmani, solo per il semplice fatto di condividere lo stesso credo; è inoltre non solo scorretto, ma anche razionalmente errato.

L’idea che un’etnia, una popolazione or whatever debba scusarsi per le azioni dei singoli individui è folle. Altrettanto folle (e in odor di giustizialismo) è l’idea che io musulmano che per vivere impasto la pizza in via del Pratello a Bologna debba fare un passo avanti e dichiararmi innocente se due fratelli, musulmani come me, decidono di irrompere nella redazione di un giornale francese e uccidere degli esseri umani colpevoli di aver offeso il-loro-cazzo-di-dio e il-loro-cazzo-di-profeta.
Se qualcuno chiedesse a un palestinese residente in New Jersey di dissociarsi dal lancio di razzi Qassam probabilmente vi affrettereste a chiamargli un ambulanza. Se un terrorista autodefinitosi “salvatore del Cristianesimo” ammazzasse a fucilate 69 ragazzi di una scuola di formazione politica del Partito Laburista Norvegese voi chiedereste ai cristiani di tutto il mondo di dissociarsi? Crederemmo tutti i cristianelli del globo in una qual certa forma colpevoli e in malafede fin quanto non chiederanno scusa per i crimini commessi da uno schizofrenico paranoide? Ecco, appunto.

Nel mondo dove ognuno di noi dovrebbe ambire a vivere, un mondo laico e secolarizzato, l’idea che non dissociarsi da un atto di violenza compiuto da un individuo che professa la tua stessa religione sia segno di una sorta di solidarietà e condivisione dei fini è un’idea con non dovrebbe aver cittadinanza, bigotta, da combattere. E noi la combatteremo.

(Ah, nel frattempo, per dirla con Le Monde, Ils ont recommencé à rigoler, à se foutre du monde. Sì, hanno ricominciato a ridere e a fottersene del mondo. E quindi grazie, grazie Charlie Hebdo.)

First edition of Charlie Hebdo since last week’s massacre — with a cover proclaiming, “All is forgiven.”
First edition of Charlie Hebdo since last week’s massacre — with a cover proclaiming, “All is forgiven.”