Fino alla fine, al 110 di viale Aventino

Scritto con Marco Toselli

Seguire la Juventus da Roma ha un vantaggio: nei paraggi ci sarà sempre qualcuno pronto a gufare per la tua squadra. E questo mette di buonumore, prepara allo status pre-partita di un gobbo tipico.

Seguire la Juventus da Roma con un altro juventino è un’esperienza diversa. Aumenta la sindrome di accerchiamento, ti senti un po’ come il famoso panda in estinzione. Eppure per la Juve è stato l’anno che è stato.

Questo ha comportato 12 partite di Champions League, seguite tutte a Roma, seguite tutte tra amici panda e qualche gufo, ogni tanto.

I gironi. La fase in cui lo juventino segue il ritmo naturale delle stagioni e perde le foglie, pensa che sia tutto brutto, che anche quest’anno di schiaffi ne arriveranno, puntuali come l’inverno, a dicembre, e non cambia mai niente, ché poi anche se la prossima estate compriamo Cavani il salto di qualitá non arriva. Ma Cavani non viene da noi se la Roma vince il campionato, accidenti.

Succede l’irreparabile e l’Olympiakos non ci batte. Per lo juventino romano è uno shock, è una presa di coscienza al contrario: pensavamo di avere delle certezze.

Alla fase a eliminazione, i gufi si fanno più presenti. Casa di amici, pub, hamburgeria: il modulo è sempre lo stesso: due contro tutti. Quasi ti viene da accarezzarli, provi tenerezza per loro. Non ti azzardi a sfottere che magari qualcuno ha vinto coppe importanti di recente, e Mourinho, e la squadra più forte del mondo, tanto vale tutto. Insomma, profilo basso e occhi su Padoin.

Pizze ordinate e portate: pizze con patatine e wurstel, da fuorisede vero e da stomaco che si prepara al secondo tempo del Bernabeu. C’è quello che ha fatto l’erasmus a Madrid e quindi Hala Madrid come se piovessero. Ma piove anche birra, birra con lo stemma della Champions e bicchieri contati. Salatini, patatine aromatizzate e altre porcate assortite.

La finale è il momento più indecifrabile. Sei il chiaro bersaglio degli sguardi dei tifosi cittadini, sei preso di mira, ma allo stesso tempo guardato con circospezione. Fino al giorno della finale la sensazione è quella di un avvenimento non concepibile per la tua mente: non solo non sei pronto a vedere la finale di Champions League, sei ancora meno pronto a farlo a Roma.

Non devi pensarci al dopo ma ci pensi, ci pensi eccome.

La finale sarà only panda, non per scelta ma per cause di forza maggiore, e va bene, è giusto così.

Pogba, rimbalzo sporco fuori dall’area, stop, poi… Ti svegli, è il 6 giugno. (Sei sudatissimo.)