Gli omini degli autobus di San Paolo

Giacomo Galeazzi raccoglie dati sull’ATAC e li pubblica su La Stampa. Su tutti me ne colpisce uno in particolare, quello del 40% dei passeggeri che viaggia senza biglietto.

Sono a São Paulo da qualche giorno e mi sento di lasciare i miei due centesimi al dibattito.
Lo sapete qual è la percentuale di paulisti che non paga il biglietto? Io non lo so, probabilmente però sarà prossima allo zero. Perché? Perché i brasiliani sono gli svedesi dell’America Latina? Macché, no, semplicemente perché è pressoché impossibile non pagare il biglietto.

Alle stazioni metro ci sono i classici tornelli o le porte automatiche, entrambi attentamente presidiate da almeno un addetto. Per quanto riguarda gli autobus, invece, tutti hanno un autista e un controllore –dotato di postazione situata più o meno a metà vettura – che si occupa della vendita dei biglietti e del controllo degli abbonamenti. Ora, è evidente che questo significherebbe il raddoppio dell’organico, almeno per quanto riguarderebbr gli autobus. Si potrebbe però cominciare dalle tratte più affollate, per esempio. O portare le ore lavorative annuali ai livelli delle altre città italiane (mica di quelle tedesche), la butto lì, come idea.

Antropology do matter, in a sense: i brasiliani, o molti di loro, non pagherebbero il biglietto, se potessero, dico. Ma allora è subito institutions, we need good institutions.

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