Cuori grandi a Isfahan

Ieri, per sparigliare, ho riesumato il mio vecchio account Couchsurfing, dove non mi ricordavo ancora campeggiasse l’idea di un viaggio post-laurea da Roma a Tehran, con il pandino bianco del Dott. Adriano Savarino Morelli. Per forze di causa maggiore non si concretizzò mai, in ogni caso eccoci qui. Alla stazione dei bus di Isfahan, 15’ dal centro, periferia ma non periferico, mi viene a prendere Mohammad, è l’ora più calda della giornata, si sfiorano i 40 gradi, eppure un anziano signore fa della ginnastica al riparo di un albero.

Prima di raggiungere casa cerchiamo un boccone (senza successo) e poi andiamo a comprare il pane. Mohammad è deluso perché non è fresco, gli chiedo se fosse del giorno prima, lui dice «di due ore fa, di solito in Iran lo compriamo appena sfornato». Apprezzo la rigidità, che è anche la mia, a tratti, quando si parla di pane.

Ashey, moglie di Mohammad, mi prepara un’omelette con pomodori e peperoni verdi, molto buona. La ringrazio. Parlo con Mohammad che mi spiega che lavora con le criptovalute e che gli dà abbastanza da vivere, tanto che Ashey (architetto) da quando è nato il figlio Radman sta a casa.

Mi invitano a cena a casa dei genitori di Ashey, sempre nello stesso quartiere. Arriviamo e c’è anche la sorella di Ashey, e sua figlia, Diana, «come la regina», dice. Deduco abitino lì.

Alla tv passa un vecchio programma di Anthony Bourdain, hanno il segnale schermato che permette di vedere anche canali internazionali (ovviamente è illegale, come praticamente quasi tutto, compreso il Couchsurfing). Mohammad va via quasi subito per un allenamento di pallavolo, io rimango a cena, con canali comunicativi limitati.

A un certo punto arriva un altro fratello, che si ferma pochissimo, e poi un altro ancora, il maggiore, si ferma per spizzicare qualcosa. Noto che alla sua presenza la sorella di Ashey indossa l’hijab, appena se ne va, lo lancia via.

Il padre di Ashey mi vuole far vedere delle foto di una vacanza in Malesia fatta pochi mesi fa, era la prima volta che usciva dal paese. Scorre le foto da un vecchio Nokia che non pensavo neanche avesse una fotocamera: ci sono foto di lui e la moglie, scimmie, templi e un considerevole numero di ragazze con le gambe nude.

Verso mezzanotte torna Mohammad, mangiamo tutti insieme cocomero davanti un America’s got talent in versione iraniana.

Non conosco bene tutti i loro talenti, di sicuro ho già capito quello facile: il cuore grande.

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