Alcune cose che ho notato viaggiando in Iran

Esistono le strisce pedonali, ma nessuno mai si fermerebbe per farti passare. Si fa lo slalom tra i veicoli. I semafori perlopiù lampeggiano.

Per strada ho incontrato tantissime donne con il cerotto sul naso, segno che la rinoplastica va ancora fortissimo, così come, spesso, un vistoso make-up. D’altronde il viso è praticamente l’unica parte del corpo insieme alle mani visibile in pubblico, mi piace la battaglia per perfezionarlo, ed essere così più a proprio agio e felici. Purtroppo, mi dice una ragazza, non tutti possono permetterselo e alcuni ricorrono a finti cerotti per dirsi appartenenti a un certo ceto.

Nelle specie-di-autogrill lungo le specie-di-autostrade trovi sempre acqua ghiacciata, che guarda al futuro.

Vicino il confine con la Turchia

Il pic nic nei parchi pubblici (e perfino negli spartitraffico erbosi) sono una tradizione, gli orari sono italiani, se non spagnoli, si inizia anche alle 22 e si finisce a fare una notte lunga (il clima estivo aiuta). Tehran, soprattutto, non dorme mai. È aperta al mondo 24/24h. Risulta anche sicura, o almeno quella è la sensazione, camminando di notte da solo. Polizia non ne ho praticamente mai vista, tra l’altro.

Ho incontrato molte persone transgender, in un parco di Tehran. Lo repubblica islamica tollera, anzi sostiene e facilita l’operazione per il cambio di sesso.

Sedersi con le gambe incrociate per più di 5 minuti mi è impossibile. Sarà una questione di abitudine, secondo me neanche troppo salutare.

Culinariamente parlando, mi mancherà il dizi, il kebab-quello-vero, e la marmellata di carote.

Dizi da Dizi Sara
Kebab ali di pollo e carne macinata
Marmellata di carote

In generale, mi mancheranno l’Iran e la sua gente, capace di una gentilezza e accoglienza che raramente si vede in giro, e che risulta quasi mai posticcia.

Al Terminale Ovest della stazione degli autobus di Tehran, prima di lasciare l’Iran