In difesa dei tifosi occasionali

Io sto con i cosiddetti tifosi occasionali.
Ma partiamo dall’inizio: chi sono i tifosi occasionali? Ci sono varie correnti di pensiero, la maggiore spiega che il tifoso occasionale è colui che va a vedere la propria squadra saltuariamente, che tifa ogni tanto o solo quando gioca l’Italia.
Questa tipologia di tifoso predilige le finali, le partite di cartello, i derby, gli scontri per la salvezza, i play-off (dalle semifinali in avanti, s’intende). Che si tratti di basket, calcio o qualche altro sport non fa differenza, ci sarà sempre qualcuno pronto a darti del tifoso occasionale.

Non importa se avete fatto l’abbonamento per anni, se quell’anno avete deciso di non rinnovarlo e una domenica, così, a caso, annunciate di voler andare la palazzetto o allo stadio, troverete qualcuno che ve lo farà notare.
Perché, mettetevelo bene in testa, ci sarà sempre qualcuno più tifoso di voi, qualcuno che “quando eravamo in 13 in trasferta ad Avellino, con la pioggia, a dicembre, tu dov’eri?”.
Ecco, dov’è il tifoso occasionale quando la sua squadra gioca (in Irpinia o in casa, non fa differenza per i detrattori del tifoso occasionale) la tredicesima del girone d’andata? Perché non è in curva? Perché?

Perché alcune persone, azzardo, fanno anche altro nella vita. Decidono che, magari, la priorità di quella domenica non è né Lecce-Atalanta, né Sassari-Pistoia. E se però hanno piacere di andare a vedere l’ultima di campionato dove si decide la qualificazione, chessò, all’Europa League, fanno bene, hanno ragione loro, i tifosi occasionali. Perché gli stadi pieni sono belli. Perché vuol dire tanti soldi in più nelle casse della società. E soprattutto perché per fortuna non esiste nessun gotha di illuminati che abbia mai definito i canoni del tifoso-non-occasionale.

Attenzione, qui non ci si vuol prendere gioco di chi non si perde una trasferta, capiamoci. Si vuole semplicemente ribadire il diritto a guardarsi Juve-Inter del girone di ritorno anche non avendo visto una sola partita in quella stagione, il diritto ad assistere all’esordio dell’Italia ai Mondiali pur non conoscendo le caratteristiche tecnico-tattiche di tutti i giocatori in campo, ma senza venir per questo additato come meno-tifoso.

L’idea alla base della distinzione tra tifosi occasionali e tifosi-non-occasionali, o se volete tra tifosi puri e tifosi impuri, lascia il tempo che trova. Pietro Nenni diceva che a gareggiare a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura. Nello sport, come nella politica, c’è e ci sarà sempre un manipolo di individui che si dirà più tifoso di te, che si fregerà di essere l’unico portatore (sano?) autorizzato del patentino del vero tifoso. Voi lasciateli fare, perché come e quando tifare la vostra squadra lo decidete voi, e dei ditini alzati dei sedicenti-veri-tifosi ve ne farete una ragione.
Ognuno è tifoso come sa, ognuno tifa come crede.

Sportellate.it, 18 giugno 2014

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