Calçada Ribeiro Santos 3

Yes I did. No, non sto parlando del blog questa volta.
Vi avevo lasciati dicendovi che mi sarei diretto verso l’ostello una volta atterrato. Così è stato. Il giorno seguente si parte: primo case da vedere, prima visita in università. Mi sento spaesato, catapultato in una nuova realtà, la lingua di certo non aiuta.

Conosco la mia buddy, Terezinha, studia architettura ed abita a Benfica con la famiglia. Vuole farsi chiamare Tatà e io la assecondo senza problemi. È molto disponibile e gentile con me: mi accompagna a fare l’abbonamento per i mezzi pubblici scusandosi più volte per il costo elevato, negli ultimi due mesi il governo centrale lo ho letteralmente raddoppiato. Spending review alla portoghese. Poi mi invita a un party all’Urban Beach, locale sulla sponda occidentale del Tejo. Mi passa a prendere in macchina insieme a due sue amiche. Arriviamo presto, il posto è semivuoto, non è neanche l’una, si riempirà rapidamente mi dice Tatà. La musica è commerciale, poco male mi dico, conoscerò le amiche. Niente da fare, parlano solo portoghese.
Sperimento allora la seguente tecnica: chiedo di parlarmi in spagnolo, io capisco ma non riesco a rispondere. Siamo da capo.
Le ore passano, e la mia terza notte a Lisboa sta per giungere al termine. Torno all’ostello, ancora in camerata da 6: tanti australiani e americans in giro per l’Europa con i quali scambiare qualche parola; ad esempio: “io pensavo che in Europa le stagioni fossero invertite rispetto a dove vengo io (Usa ndr)”… Beati loro che sono ignoranti come i banchi.

È giovedì mattina, 6 appuntamenti sparsi per la città, oggi finalmente lascio l’ostello penso. Visito singole senza finestra da 300 euro, mi esprimo a gesti coi proprietari che non parlano l’inglese, percorro chilometri a piedi, salite e discese, discese e salite, pochi tratti pianeggianti. Si fa pomeriggio, mi dirigo verso l’ultima casa poco ottimista e giù di morale. Mi chiedo se sono stato troppo selettivo fino a quel momento. Mi rispondo che scartare una singola perché senza finestra è semplicemente una questione di buon senso, e così mi metto a posto la coscienza.
Dicevo, ultima casa della giornata, mi accoglie un ragazzo: l’appartamento è appena ristrutturato, svariate spanne sopra la media di quelli visti precedentemente, due belle singole con finestra che costano poco. La fregatura? Il quartiere, Graça, è caratteristico ma distante dall’università (si può ovviare comodamente con i mezzi) e dalla vita notturna, 30 minuti abbondanti a piedi, meno ovviabili e poco simpatici.
Gli dico che ci penso ma in realtà avevo già deciso e una ventina di minuti dopo gli che la prendo. Troppo tardi, tre ragazze l’avevano vista subito dopo di me e già fermata. Mi butto giù, divento nervoso.
Vedevo il traguardo ma avrei dovevo iniziare tutto da capo.

E’ venerdì mattina, scendo dal letto a castello, direzione lobby al pian terreno. Faccio colazione, ormai i ragazzi della reception mi trattano con simpatia mista a compassione. Computer alla mano riapro vecchie mail, faccio nuove ricerche, cerco di procurarmi qualche nuovo appuntamento. Ci riesco molto più facilmente del previsto. Ne vedo uno molto bello, luminoso, costa di più di quello a Graça ma è molto più centrale. Ha 8 singole di cui due comunicanti: praticamente una comune.
Poi ne vedo un altro della stessa proprietaria, all’ultimo piano, tre singole, spazi comuni quasi inesistenti, dalla finestra però vedo la Basilica di Estrela. Decido di prendermi del tempo per pensarci su poiché entrambe sono ancora vuote, sfidando impavido la cattiva stella che mi assiste in questi giorni.

E’ sabato mattina, ancora in ostello. Incontro Edoardo, ragazzo italiano conosciuto il secondo giorno allo Yes Hostel. Anche lui erasmus, ma già con un tetto sopra la testa, e che tetto. Gli chiedo di ospitarmi per le notti di sabato e domenica. Ci sta, io lo ringrazio di cuore anche perché il caro vecchio Yes stava incominciando a stancarmi. Fino a lunedì non ne voglio più sapere niente di appartamenti e appuntamenti.

Il weekend va come deve andare, d’altronde con le medie a 1,50 € posso facilmente mettere da parte per qualche ora le traversie di questi primi giorni.

E’ lunedì, e intanto mi è iniziato il corso di portoghese. Il mio pensiero però da tutt’altra parte: devo decidere se rigettarmi alla scoperta del favoloso mercato immobiliare lisboneta o scegliere uno degli ultimi due visti.
Ma da Edoardo si sta bene, così propendo per rimandare la decisione di almeno un altro giorno. Che poi diventano due.

E’ mercoledì, non posso più procrastinare la scelta. Non perché lo voglia ma perché la doppia dove stavo verrà occupata da due francesi non meglio identificate. Una però verrà meglio identificata in seguito da Edoardo, va detto.
Rifaccio visita alla comune, mi convinco: la prendo. Adesso aspetto con trepidazione i nuovi inquilini. Vi aggiornerò, stay tuned!

Siamo appena all’inizio, continuerò a sfogliare pagine di questo libro chiamato Erasmus mentre il buon Ribeiro Santos, militante antifascista, mi guarderà dall’alto. E mi indicherà la via.

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