Lotta e Laura

Eccomi, ci sono. È stata una settimana intensa, l’ennesima. Ora digito da un bus Rede expressos Braga-Lisboa, mi aspettano quasi cinque ore di viaggio. Sedile comodo, silenzio e wi-fi gratuita. Va bene così.

Ma partiamo dall’inizio. Dormo le notti di sabato, domenica e lunedì sul divano della mia vecchia casa. Sì, ufficialmente non dovrei più starci ma, parliamoci chiaro, non mi sento certo di rubare in chiesa dopo tutto quello che è successo. Scopro che il divano è più confortevole del letto. Piccole gioe.

Martedì sera vado a prendere Giulia (ne parlai qui) all’aeroporto. Torna da una settimana in Italia: con sè, tra le altre cose, porta svariati ragù fatti in casa, marmellata di pere e altre goloserie simili. Mi ospiterà per qualche giorno.
La casa è un ex ostello, la sua è la camera più spaziosa. Prendiamo uno dei due divani della sala e ce lo posizioniamo all’interno. È il divano più scomodo di sempre ma me ne frego perché Giulia è super disponibile e simpatica, e i suoi coinquilini pure.

Mercoledì ho la terza lezione di Social Work Methodology, corso scelto inserito quasi a forza nel mio L.A. e dal quale non mi aspetto niente di particolare. Simuliamo una riunione di famiglia, o almeno come dovrebbe esserlo secondo un modello elaborato da social workers scandinavi. Ognuno ha il suo personaggio, e qualche informazione su di esso per meglio immedesimarsi. Lotta, quindicenne, una carriera scolastica mediocre, ha un padre che da tre anni vive con un’altra donna. La madre invece, secondo l’assistente sociale, non è in grado di occuparsi di sé stessa né della figlia. Lotta vorrebbe andare a vivere con il ragazzo 21enne di cui è follemente innamorata. La situazione è complessa e va risolta con tutta la famiglia: padre, madre, nonni, zii, cugini. Non importa se i due genitori si odiano. Non ci sono attriti e resistenze che tengano. Tutti nella stessa stanza, seduti in cerchio cercando di trovare la la quadra, per dirla con Bersani. Dopo quattro ore di discussione arriviamo alla soluzione ottimale per Lotta. Non mi dilungherò nei dettagli della decisione presa né sul percorso seguito per giungervi, mi basta darvi un’idea generale. In ogni caso penso che riuscirete a dormire sonni tranquilli ugualmente.
Una volta tornati nelle vesti di studenti mi limito ad osservare che una cosa così in Italia non funzionerebbe mai. Le due professoresse mi dicono però che tale metodo è stato sperimentato con successo anche nel Bel Paese. Il pessimismo in questi giorni mi pervade, penso.
Devo dire di essermi divertito. Allo stesso tempo però si fortifica in me la convinzione che il mio percorso di studio debba proseguire verso le relazioni internazionali, la scienze politica, lasciando da parte il filone delle scienze sociali.

Venerdì mattina la mia università consegna una laurea honoris causa a Manuel Marin – promotore del progetto Erasmus. Noi studenti internazionali siamo obbligati a partecipare. Fin qui tutto ok. Dai primi interventi, la lingua ufficiale sembra essere il portoghese. Dato il contesto si darebbe per scontato l’inglese e infatti molti incominciano a spazientirsi. Si tocca il fondo quando il Marin tiene il suo discorso di ringraziamento in spagnolo. Assurdo ma vero.
Il dibattito a seguire si tiene in inglese, ma ormai è tardi e l’auditorium è semi-vuoto.

Aspetto l’applauso finale, saluto velocemente i pochi eroi come me rimasti fino al termine e m’incammino verso la stazione degli autobus.
Ora la posso dire: vado a fare una sopresa a Laura, in erasmus a Guimarāes. Sono emozionato.

Guimarães, Capitale Europea della Cultura 2012, si visita in poche ore e vale assolutamente la pena dedicargliele. Il nostro sabato inizia dopo pranzo: visitiamo il castelo e il centro storico, meritano entrambi.
Oggi invece Braga, Capitale Europea della Gioventù 2012 (m’immagino il seguente dialogo: “che lavoro fai?”, “lavoro all’U.E. e mi diverto a selezionare città e renderle capitali di qualcosa per un anno!”… “ah, figata!”).
Il centro è interessante, nonostante sia invaso da tutti gli scout del Portogallo che oggi hanno deciso di ritrovarsi nella stessa città per un qualche motivo a me ignoto. Ma la vera perla della città secondo me è un’altra: la scalinata barocca che porta al santuario Bom Jesus do Monte. Mozzafiato.

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Il pomeriggio scorre veloce, chiamiamo un taxi che ci porta fino alla stazione degli autobus di Braga. Le nostre strade si dividono. L’ultimo saluto con Laura è un po’ straziante, speriamo non sia l’ultimo veramente.

Sono quasi a Lisbona. Ultima notte da Giulia. Poi da domani fino alla fine del mese starò a casa delle ragazze norvegesi. Dal primo novembre mi trasferirò definitivamente. Con due measicani. Ma questa è un’altra storia e ve la racconterò più avanti.

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