L’ospite

Prendo in prestito il titolo del primo libro di Andrea Marinelli: appunto, L’ospite. Ho cominciato a seguire Andrea a inizio gennaio di quest’anno, in occasione dei caucus dell’Iowa. Era solo all’inizio di un viaggio all’inseguimento delle primarie repubblicane. Un viaggio che lo avrebbe poi portato negli angoli più remoti d’America, dormendo sui divani di gente super interessante conosciuta grazie al Couchsurfing e macinando kilometri su sgangherati pullman Greyhound. Quest’avventura l’ha raccontata qui e io ogni mattina mi svegliavo con la speranza di leggere una sua nuova storia, prima di andare a lezione. Così, giusto per incominciare la giornata con un pizzico d’invidia in più.
Il blog, o forse più un diario di viaggio, è poi diventato un libro che si è autopubblicato su Amazon. Ne trovate un estratto qui.

Ecco, io devo ringraziarlo perché è soprattutto grazie ad Andrea se ho deciso di aprire questo blog. Perché è la dimostrazione vivente di come prima o poi, se si crede in quel che si fa, qualche sogno si avvera.

Torniamo al titolo: in questi giorni mi son sentito anche io un ospite. Ospite di Giulia e i suoi coinquilini, per qualche giorno. Ma ospite soprattutto delle quattro ragazze norvegesi che esattamente due settimane fa hanno deciso di accogliermi in casa loro fino alla fine di questo mese. E io le ho ascoltate, le ho osservate, ho provato a metterle in difficoltà, a scalfire le loro corazze emozionali. Proverò a scrivere quello che mi ha colpito di più, alcune differenze tra me e loro, qualche aneddoto. Ma non adesso, manca ancora qualche giorno prima che mi trasferisca dai messicani.

Mi ritiro nelle mie stanze ora, voi statemi bene e, per dirla con Mario Platero, keep going!

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