Miradouro crossing e poi l’alba

Venerdì sera. Il penultimo venerdì sera del mio erasmus. Ed anche la notte più breve dell’anno. O forse era quella tra giovedì e venerdì, ma poco importa: è chiaramente un pretesto per passare una notte in giro.

Pablo propone quello che lui chiama un ‘miradouro crossing’. Un neologismo, ad occhio e croce. L’idea è quella di passare da un miradouro all’altro, facendo in ognuno un pit stop: rosso, bianco o ambrato non fa differenza.
Lo stesso Pablo propone: “Picnic in the other side. Go to the beach. Go to hell, and returm home without theet, trourses and dignity and only one shoe.”. Propone anche dei typo, ma a Pablo si concede (quasi) tutto. Anche perché dire di no ad una tal proposta parrebbe illegale.

Si parte dal Miradouro Sophia de Mello Breyner Andresen da tutti conosciuto come Miradouro da Graça. Probabilmente uno dei più affascinanti della città. Si stappa un rosso alentejano del 1997.

Poi scendiamo verso l’Alfama. Altro giro, altro miradouro (questo qui, di giorno).
Giù verso Praça do Comércio, e poi dritti in Bica: così di giornocosì di notte.
Da lì saliamo verso il Bairro Alto (che è bello anche di mattina presto), finiamo un rosso delle Beiras e passiamo al luppolo.

Ad un certo punto, saranno state le 4, ci ritroviamo, non si sa bene come, in tre: io, Pablo e Matthias. Ci sediamo quindi su una panchina di un vicolo poco illuminato. Il sonno si fa sentire e l’alba sembra troppo lontana. Il Bairro è chiuso e di spingerci fino a Cais non ne abbiamo voglia. La temperatura incomincia ad essere poco piacevole (sì, l’estate, qui a Lisbona, è arrivata solo due giorni fa, che ci crediate o meno), tra le altre cose.
Non molliamo però, e ci dirigiamo verso il Jardim do Príncipe Real, una delle tante oasi verdi nel bel mezzo della città. Ci arrampichiamo su di un albero dai rami incredibilmente comodi (albero storico, qui una testimonianza), per poi darci a del whiskey, del Bushmills per la precisione. Brucia ma riscalda. Parte quindi del deep bro talk a tre, ed è tutto molto bello.

Si fanno le 6. Ci caliamo giù dall’albero (senza riportare fratture) e camminiamo verso il Miradouro de São Pedro de Alcântara, tappa finale. Lisbona si sta svegliando, ma il sole si fa attendere. È nascosto dietro Graça, e si sta alzando con lentezza. All’improvviso si mostra, illumina la Baixa e i nostri cuori. Che ormai appartengono a lei, a Lisboa.

Nel frattempo, mentre noi attendiamo, delle ragazze fanno il bagno nella fontana. Le invitiamo a nuotare.

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Cartelli della droga, primarie e tripeiros

Dispiace per chi mi dava per disperso e che, dopotutto, riusciva ugualmente a dormire sonni tranquilli.
Invece no. Eccomi qui.

Ho fatto passare un po’ troppo tempo dall’ultimo vero post ma, credetemi, le ultime quattro o cinque settimane sono state intense. Di presentazioni, lavori di gruppo, esami e anche birra; per festeggiare le prime tre, s’intende.

Ah, tra l’altro, tutte cose nuove per me umile studente dell’Unibo. Trabalhos de grupo? Essays? Questi nuovi.
Bordone mi picchierebbe per non aver utilizzato gli equivalenti italiani, ma è stato più forte di me.
Dicevo, son dovuto venire a Lisbona per scrivere il mio primo essay univiersitario. In italiano, probabilmente, mi sarei divertito come un matto. In inglese è stata un po’ più dura ma alla fine alla prof. è piaciuto molto, nonostante il taglio un po’ troppo giornalistico.
Ho scritto delle cosiddette new wars, analizzando il conflitto tra cartelli delle droga messicani e il governo centrale. Se qualcuno di voi fosse così pazzo da volerlo leggere, basta chiedere ed esaudirò il vostro desiderio.

Ovviamente, come avrete già intuito, il tema non l’ho scelto a caso. Gonz e Chicharo sono stati infatti preziosi nel darmi uno spaccato del Messico di oggi.
Nessuno dei due ha votato Enrique Peña Nieto, il nuovo presidente, Partido Revolucionário Institucional (PRI), vincitore delle elezioni questa estate. Una presenza massiccia sui media, una star delle telenovelas messicane come moglie, e i tanti morti ammazzati nella conflitto cartelli-Stato (voluto fortemente da Calderón, presidente uscente): è qui forse che dobbiamo andare a ricercare i motivi della vittoria di Peña Nieto. Un Peña Nieto che, tra l’altro, ha raramente parlato del conflitto in campagna elettorale, lasciando intendere che probabilmente diminuirà l’intensità dell’offensiva.
Se vi chiedete perché uso la parola conflitto e non guerra, la risposta è semplice: quello che sta avvenendo non è una guerra e neanche una new war, se vogliamo dirla con la Kaldor.
Il perché ho provato a spiegarlo nell’essay e non ve lo dico. Non fatevene un cruccio, mi raccomando.

E tra una presentazione e un esame, a tenermi compagnia, oltra alle tante (qualche sera troppe) imperiais, anche le primarie. Non un segreto per chi mi conosce. Pensavo di buttare giù la classica analisi post-voto ma poi ho pensato che avrei scritto più o meno le stesse cose che potete leggere su questo post di Damilano – un po’ troppo filo-renziano forse, ma sostanzialmente condivisibile.
In ogni caso, ciò che rimane di queste primarie, al di là di tutto, è questo video: un capolavoro assoluto.

Ora arrivano le primarie per i parlamentari, volute da sempre da Pippo Civati, per dare un ulteriore segnale che c’è ancora un partito che ha voglia di giocare pulito, e di giocare all’attacco. Poi alle volte sbaglia ed è un peccato. Rimane però, de facto, l’unica alternativa credibile dopo il gap year dalla politica che Re Giorgio ha deciso ci prendessimo.
E a febbraio occorre vincere, stravincere se possibile, e dimostrare che un centro-sinistra di governo esiste e può fare bene.
Ad oggi, le primarie si terranno il 29 e il 30 dicembre, ed io sarò a Pesaro, probabilmente al seggio, a caccia di qualche illuminazione per la tesi, tra le altre cose.

Ora scrivo da un pullman Porto-Lisboa, di ritorno da un weekend tripeiro, come sono detti gli abitanti di Porto. Città variopinta e medievale, chiese barocche stravaganti, qualche segno di decadimento anche se negli ultimi vent’anni ha conosciusto una rinascita straordinaria. Spettaccolare poi la vista di cui si può godere dal livello superiore del ponte de Dom Luís I.

Adesso ultimi sforzi per la consegna di un lavoro il 21, qualche serata da leoni e poi il 22 si vola in Italia. Il tempo di qualche pranzo infinito, qualche amico da incontrare, una Scavo da andare a sostenere al palazzetto.

Ill 31 si ritorna a Lisboa, per un capodanno dei campioni, più carichi che mai.

Vi lascio con una foto scattata da casa mia, una sera di qualche settimana fa: poesia.

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