Essere alla frutta e far finta di niente

Ricordate la giornata da turista di giovedì? È lì che conosco MJ, tedesco, un nome tutto un programma. Viene fuori che gioca a basket. Chi l’avrebbe mai detto.

Lui e altri ragazzi hanno trovato un campetto e sono andati già qualche volta nei giorni precedenti. Gli lascio il mio numero e lui mi dice che mi chiamerà per la prossima.

Oggi nel primo pomeriggio mi scrive “It’s time to play basketball!”. L’appuntamento è alle cinque e tre quarti e io sono in facoltà dal mattino, stranamente. Oggi finisco alle quattro ma tornare a casa per poi andare al campetto mi peserebbe. Decido così di fermarmi in università, anche per provare a trafugare i bellissimi case per laptop che l’Iscte regala ai nuovi iscritti. Niente da fare: escogito un piano che farebbe invidia a Diabolik ma vengo beccato da una specie di bidello, il Ginko lusitano. Me la cavo con un sorriso di circostanza e poi scappo, da buon italiano quale sono.

Al campetto siamo una dozzina: sei o sette tedeschi – due dei quali straforti – un olandese, un americano, una ragazza italiana e un locale-tanto-cuore. Siamo due pari, facciamo la bella: ogni canestro vale 1 (2 quelli da dietro la linea dei 6,25) e si arriva ai 10.
Salto a rimbalzo, poi cado malissimo sulla gamba destra. Dolore lancinante, penso subito alla cara vecchia caviglia che tanto mi face dannare negli anni passati. Stavolta non c’entra niente però. È il ginocchio, e fa malissimo. Tutti subito si preoccupano, io sono a terra e non riesco ad alzarmi. Mi chiedono se ho sentito un crack. Io faccio no con la testa. Chiedo di aiutarmi ad uscire dal campo: mi prendono in braccio, troppo buoni.

L’americano mi fa una serie di domande per capirne qualcosa in più. Studia medicina, credo. Io do poche risposte. Farei fatica in italiano ad usare quel tipo di linguaggio specifico – e scientifico; figuriamoci in inglese.
L’olandese va a prendere un po’ di ghiaccio da un bar nei dintorni.
Il ginocchio non è gonfio, ma non riesco a flettere la gamba completamente. Ergo, non posso camminare.

Qualcuno mi consiglia di andare in ospedale, altri sono più scettici. Io appartengo alla seconda corrente di pensiero.
Dopotutto siamo in Portogallo, e già mi immagino in sala d’aspetto ad aspettare infinite ore.

Dico a MJ di chiamarmi un taxi. Calçada Ribeiro Santos, grazie.
Martina ed Estelle mi danno una mano a salire le scale. Mi metto in sala, altro ghiaccio. a situazione migliora un po’, vado a fare una doccia e mi stendo nel letto. Di nuovo ghiaccio.

Mentro scrivo questo post – il primo interamente dall’app per iPhone – penso: fortuna che oggi dovevo iniziare la preparazione per la Corrida do Tejo del 21 ottobre. Fortuna.

Annunci