Tim e la pizza

Non sono abituato. No, le stampelle non fanno per me: faccio duecento metri sotto il sole e la t-shirt potrebbe sembrare appena uscita dalla lavatrice.
Ma devo portarle, almeno fino al 28 settembre, giorno della visita di controllo. Lì spero mi daranno nuove indicazioni. Metto in conto di doverle tenere anche oltre quella data ma spero di non dovermi sottoporre a un intervento chirurgico. Farei anche la danza della pioggia se servisse a scongiurarlo.
In caso contrario, dovrei valutare se farmi operare qui a Lisbona o in Italia dal re del ginocchio aka Raul Zini.

Ogni cosa, ogni semplice azione quotidiana è diventata complessa. Ci farò il callo. Quello alle mani già ce l’ho, ça va sans dire.

Ieri non ho avuto lezione, mi son riposato e nel pomeriggio ho accettato l’invito a cena da parte di Caterina. La casa la conosco bene poiché è quella a cui mi sono appoggiato qualche giorno prima di trovare la mia, se ricordate. Esco di casa con largo anticipo, prendo un bus fino a Cais de Sodré e poi un altro che mi porta a Praça Luís de Camões. Da lì in poi non ho scelta: stampelle. Ma sono neanche trecento metri, poco male.

Il menù della serata prevede la pizza. Sono le otto e mezza ma l’impasto ancora non è pronto. Intanto arriva tale Tim, tedesco, e un suo coinquilino spagnolo. Proprio a Tim viene affidato il compito di impastare. Il tempo passa e così decidiamo di buttar su una pasta per fermare lo stomaco. Intanto l’impasto è pronto, lo lasciamo lievitare neanche un’ora e poi stendiamo le pizze. Mentre si cuociono Tim mi racconta un po’ della sua vita: appena diplomatosi decide di imparare un mestiere, quello del carpentiere. Una volta appreso parte per l’Australia. Lì fa mille lavori diversi, dal carpentiere al pescatore, dal raccoglitore di fragole al barista.
Ovviamente non perde l’occasione anche per viaggiare e conoscere quell’immenso paese che è l’Australia.
È poi in quel periodo che inizia a surfare e non è un caso se oggi è a fare l’erasmus qui a Lisboa, con una casa vicino all’oceano.

La pizza non solo è commestibile ma è anche gustosa. Si può far meglio ma non c’è male come primo tentativo.

Poco prima di mezzanotte decido di tornare casa, stavolta in taxi con Anna, mia coinquilina. Siamo alla prima rampa di scale, perdo l’equilibrio, e rotolo giù per cinque o sei scalini. Temo subito il peggio ma fortunatamente non è niente di grave. Mi rimetto i piedi e, scalino per scalino, lentamente, raggiungo porta di casa incolume.

Ora mi aspetta un weekend di riposo e di studio. O forse anche di mare, ginocchio permettendo.

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