Surfin’ in Guincho

Domenica 9 mi sveglio presto: devo leggere alcuni testi per il giorno seguente. In realtà il corso, Sociology of the Family and the Parenthood, non è ancora iniziato ma abbiamo già dei compiti per casa: una sorta di preconoscenze di base utili alla comprensione di quello che ci verrà spiegato. Non ci posso credere, mi sembra di essere tornato al liceo. Ma me ne faccio una ragione e incomincio a sottolineare. Dura la vita dello studente Erasmus.

Qualche ora dopo mi arriva un messaggio da Caterina: mare oggi? Ci penso due secondi e poi ripongo matita e righello nell’astuccio, vado in camera e mi metto il costume. Il sistema di welfare delle famiglie scandinave messo a a confronto con quello bulgaro può aspettare.

Prendo il treno alla stazione di Santos. Comodissimo, 30 secondi da casa mia. Dopo 40 minuti circa giungiamo al capolinea Cascais – una volta tranquillo villaggio di pescatori, ora una delle mete preferite dai lisboêtas per il weekend e le vacanze estive, un po’ troppo mainstream forse. Decidiamo quindi di proseguire fino a Guincho, altri 15 minuti di bus, 3 euro, un furto legalizzato. Speriamo ne valga la pena, pensiamo.

Scegliamo Praia da Crismina: sabbia finissima, buone onde e una forte risacca. Il tempo di sfilarmi la t-shirt e mi lancio in acqua: è gelata. Faccio dua bracciate per scaldarmi un po’, già meglio.
Già esperta di windsurf, Caterina noleggia invece una tavola da surf. Inizialmente titubante, poi provo anche io.
Mi pare estremamente duro e complesso come sport ma vedere l’onda che si forma dietro di te per poi sentirla rompersi sulla tua pelle è adrenalinico, emozionante.
Numero di volte in posizione eretta sulla tavola per più di due secondi? Zero, ca va sans dire.

A fine giornata sono esausto. Ma ne è valsa la pena. Guincho è bagnata dall’Atlantitico, e la sponda orientale mi mancava.

Sulla via di casa rifletto sulla possibilità di replicare l’esperienza surf altre volte.
Mi frena l’idea che a Pesaro e dintorni sia uno sport difficile da portare avanti. Insomma, Bagni Margherita o la foce del Metauro non assomigliano molto ai surf spots hawaiani – con buona pace di tutti gli appassionati pesaresi.

La prossima volta, se soffia il vento giusto, vorrei testare il kite-surf

Voi intanto statemi bene, amarcmand!

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